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I momenti più importanti della confraternita sono rappresentati dalla preparazione e dalla partecipazione alla solenne processione del Venerdì Santo, durante la quale si portano per le vie del quartiere della Loggia gli artistici simulacri dell’Addolorata e l’urna con il Cristo Morto.

  Formatasi con il proposito di curare i sentimenti di pietà, secondo i propositi dichiarati nella regolamentazione che disciplina tutti i confrati, cioè i Capitoli, la confraternita scelse le immagini sacre di Maria SS. dell’Addolorata e del Cristo morto per celebrare il culto che maggiormente si ispirasse alle regole dei Capitoli.  

  La congregazione, che attualmente conta 40 confrati circa, anticamente era composta da una sola categoria, quella dei nobili.

L’evoluzione nel tempo ha consentito anche a fedeli di altre e diverse condizioni sociali di entrare a far parte della confraternita, ma in tutti è vivo il profondo attaccamento e la  devozione, ampiamente manifestato il giorno della solenne processione la quale, pur avendo nel frattempo mutato la progenie e le consuetudini, rimane fedele allo spirito della fondazione.

Originariamente la processione si svolgeva alle 15,00: un confrate si aggirava con la “tròccula”(nella foto) nelle vie del quartiere, destando i confratelli con una tiritera.

Il suono dei tamburi, avvolti per l’occasione in un drappo nero, procurava un triste schiamazzo, annunciando l’inizio della celebrazione religiosa.

  Tradizionale era indossare l’esclusivo snokin, abito che indicava l’assìsa professionale, differenziandosi così dalla gente comune, oggi riservato ai membri dell’esecutivo.

L’abitino nero con la bordatura bianca, colore quest’ultimo in relazione ai precetti sacri degli uffici funebri, è invece riservato ai portatori che lo utilizzano per trasportare a spalla i fercoli.

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Il venerdì pomeriggio fu proposto dall’autorità ecclesiastica come momento ufficiale per la processione, in quanto si avvicina alla realtà liturgica.

Ed è proprio il venerdì pomeriggio, anziché sabato pomeriggio, come si soleva fare in precedenza, che il corpo di Cristo deposto dalla croce viene accompagnato alla sepoltura dalla Madre, dai discepoli e dalle pie donne.

  Il simulacro dell’Addolorata, che è una statua scolpita nel legno da scultore ingnoto ed è alta 170 cm. compresa la base, è una delle immagini più venerate dai dediti palermitani.

Egli realizzò una figura in piedi e nella pienezza della forma umana, atta all’uso processionale.

Diversamente da tutti gli altri soggetti che venivano modellati nelle parti più visibili, come volto, mani e piedi, ricoprendone di vesti e mantelli le parti meno esposte, lo scultore realizzò il primo nudo femmineo nella storia dell’arte sacra, soffermandosi sulla disposizione della figura eretta, dandole un leggero movimento rotatorio per permettere al lungo vestito di assecondare i movimenti del corpo e a dare individualità all’acconciatura, riuscendo a concretizzare qualcosa di molto particolare ritenuta un’opera rinascimentale unica nel suo genere.

Il giorno della processione, prima che il simulacro venga sistemato sulla “vara”, il gruppo delle consorelle, istituito nel 1985 e riformato nel 1992, che dispone di un proprio vessillo e sfila in processione con un proprio abitino, provvede alla vestizione della statua, smontando l’abbigliamento “casalingo” tenuto fino a quel momento per abbigliarla con abiti più eleganti.

  Tre mantelli di velluto nero sono annoverati nel ricco ed elegantissimo guardaroba dell’Addolorata, oltre a varie vesti e sottovesti con tanto di merletti e ricami che adornano la biancheria intima; il tutto viene conservato gelosamente e con grande cura dalla Famiglia Manfrè.

 

L’Addolorata procede in processione su una macchina processionale (la “vara”) dipinta di nero che reca i simboli della passione. Troneggia con il suo manto di velluto nero, un diadema d’argento dorato a raggiera le cinge il capo, il volto sbiancato come la cera, listata a lutto nella sua tradizionale veste viola. Fra le mani giunte in preghiera detiene un fazzoletto di pizzo, mentre sul petto un pugnale d’argento Le trafigge il cuore.

Il Cristo, deposto all’interno di un’urna dorata, marcia tra la folla, affiancato da alcuni uomini in arme il cui costume richiama l’armatura dei romani, definiti dal popolo  “giudei” o “traditori” per aver ucciso Gesù.

Il fercolo in cui è adagiata l’urna, la cui “vara” è di una ricercatezza singolare, fu realizzato nel 1990 da un artista di nome Damiani.

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L’attuale Cristo, rielaborato dal professor Giancarlo Capitummino nel 2003, scultura risalente al 1600 realizzato

 Il Cristo morto viene sorretto a spalla da 40 confrati e devoti all’urna, anch’essi vestiti di scuro corvino e, nonostante il peso, da essi non traspare lo sforzo cui si sottopongono, e la fatica non indebolisce il loro infervoramento.

 Entrambi i simulacri a sera fanno ritorno in chiesa.

 I confrati, esausti ma contenti e paghi nel loro spirito alla devozione, con la consapevolezza di aver rinnovato una tradizione sorta oltre due secoli fa, si preparano all’appuntamento dell’anno successivo...

 

 

 
 
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