Brevi cenni storici

curati dal confrate Vincendo Mangiaracina

La plurisecolare dominazione spagnola in Sicilia, ha plasmato la religiosità locale ed il suo estrinsecarsi in feste e riti simili a quelli degli antichi Regni di Spagna. Ha dato altresì impulso e motivazione al sorgere e fiorire nelle città siciliane di numerose Congre­gazioni ed istituti religiosi che con i loro edifici, le loro chiese e cappelle, hanno inciso profondamente, oltre che sul costume civile e religioso, anche sull'aspetto urbanistico e monumentale della città.

Il 27 Maggio 1580 arrivano a Palermo "I Padri dell'or­dine della Trinità" al fine di fondare un convento. L'Arci­vescovo di Palermo Cesare Marnilo accorda loro la licenza di fondarlo nella Chiesa di S. Lucia al Borgo.

Quel luogo non piace ai Padri, in quanto fuori la cinta muraria della città, quindi chiedono ed ottengono la Chiesa di S. Demetrio in P.zza della Vittoria o come prima dice-vasi nel Piano del Regio Palazzo.

L'Abate Pirri stabilisce la prima fondazione in S. Lucia nel 1581 e la concessione della Chiesa di S. Demetrio, fat-tagli dal beneficiale di essa Giacomo Granbartolo, il 17 Settembre 1589.

Dal Mongitore e dal Cannizzaro si sa che detto santo "appartenne ai Greci e non senza fondamento, poiché il santo a cui fin dal principio fu dedicata la Chiesa è greco e dai Greci tenuto in somma venerazione, proprio del ceto dei sellai e facitori dei finimenti di cavalli".

Nel 1590 i Padri ottengono l'ultima cappella a sinistra e vi fondano la Congregazione di Nostra Signora de la Soledad.

Nello stesso anno il Venerdì Santo fanno una proces­sione dei Misteri della Passione di Gesù Cristo, durante la quale molti si flagellano a sangue, come si usava negli an­tichi Regni di Spagna.

Riscuotendo tale processione molta ammirazione, l'anno seguente molti accompagnarono con torce accese i "Disciplinantes", cosi chiamati perché camminavano con abiti bianchi e visiere calate per non essere riconosciuti "para ganar las gracias solamente con Dios y su bendita Madre N. S. de la Soledad". La cappella viene particolarmente arricchita di marmi e pregevoli pitture ed in essa si venera un'antica immagine della Vergine Addolorata che, secondo Gaspare Palermo, è stata portata dalla Spagna. In ogni tem­po si è fatto a gara per accrescerne il culto dell'Effige e rendere sempre più ampia ed ornata la cappella che la ac­coglie. Moltissime sono state le modifiche apportate in va­rie epoche, la principale è quella dovuta a Paolo Amato che ha dato alla costruzione l'aspetto attuale e precisamente il bellissimo insieme delle due colonne marmoree sormontate da tré archi con in alto tré targhe diversamente scolpite, specie di separazione tra le due parti in cui è divisa la cappella.

Data la grande devozione popolare per la Settimana Santa, mi sembra opportuno riportare un proclama del Cardinale Giannettino Doria che nel 1610 proclamò che per i giorni di Giovedì e Venerdì Santo quando Gesù Cristo riposava sottoterra nessuno a Palermo doveva circolare con ruote, ovvero con carrozze e carrozzelle e doveva essere! il massimo silenzio. Questo proclama durò fino al 1892 e dalle cronache di allora.quando iniziarono a circolare i primi tram e per la città facevano un particolare rumore, il popolo non mancò di ricordare questo proclama.

Figuratevi che a quei tempi, chi assisteva ad una processione molto spesso andava con abito nero fregiato a lutto, in alcune case si coprivano addirittura gli specchi perché sembrava oltraggioso guardarsi e infine non si gettava acqua nei pavimenti. Questo è un fatto anacronistico che può far anche sorridere ma ho ritenuto opportuno riportarlo perché dimostra un rispetto ed un'osservanza di quel lutto universale che è la morte di Gesù Cristo.

Una notizia ripresa dal Giornale di Sicilia del 4 Aprile 1863, riporta che: Sua Ecc. il Principe di S. Elia, Senatore del regno, per delegazione speciale avuta da S.M. il Rè, seguiva nelle ore pomeridiane il Simulacro di N. S. de la Soledad, come pio costume, per alcune vie della città.

Questo sul far della sera veniva riportato alla Chiesa dei Trinitari, sua consueta dimora. Facevan parte del corteggio:

il Prefetto, il Magistrato Municipale, il Comandante Supremo del 7° Dipartimento Militare, gli Ufficiali dello Stato Maggiore dell' Esercito e della Guardia Nazionale, che fa-cevan bella mostra di sé per la vaghezza delle loro divise.

Dagli itinerari ripresi dai nostri archivi, la Processione si snodava per le seguenti vie cittadine: P.zza della Vittoria, sotto le mura di Palazzo Reale, via Castro, salita Benfra-telli, via S. Chiara, discesa Raffadali, via Università via Ponticello, via Casa Professa, P.zza Ballarò, via Chiappara, via Albergheria, via Benedettini Bianchi e rientro in P.zza Vittoria.

- 5 Aprile 1901: Cappella de la Soledad, C.so Vitt. Emanuele fino ai Quattro Canti, via Macqueda fino al Ponticello, P.zza Casa Professa, via Castro, via del Bastione e rientro in cappella;

- 10 Aprile 1903: Cappella de la Soledad, C.so Vitt. Emanuele fino ai Quattro Canti, via Maqueda fino in via S. Agostino, discesa Spirito Santo, via ludica, via Gioiamia, salita Matteo Bonello e rientro in cappella.

Un altro articolo ripreso dal Giornale di Sicilia del 14 Aprile 1927 riporta la seguente notizia: La processione della Congregazione de la Soledad dei nobili spagnoli era la più ricca, la più aristocratica, nella quale si vedevano i Giudei vestiti con vere armature del 600 dietro la quale andava nei secoli scorsi il Viceré in persona.

Ricorda anzi il giornalista Maurus che nel 1862 partecipava anche il Luogotenente. Dice inoltre di questa processione il personaggio principale non era tanto Gesù, quanto la Madre Addolorata, tutta la simpatia era per lei, che andava dietro il figlio morto, la statua era bellissima per l'espressione di un dolore profondo e pacato ed a questa bellezza contribuisce anche il vestito bianco e il ricco manto nero, costume con il quale gli spagnoli, diversamente dagli italiani, rappresentavano l'Addolorata che, secondo Gaspare Palermo, è stata portata dalla Spagna.

Da sempre la Soledad è stata raffigurata in ginocchio, ed allungata sulla bara, facendo cadere la veste e il manto sulla base in modo da dare l'impressione che fosse in piedi. Con i bombardamenti della 23 Guerra Mondiale, venne distrutta la chiesa di S. Demetrio e fortemente danneggiata la Real Cappella, i cui danni furono riparati con restauri eseguiti dal 1953 al 1955 a cura e spese del governo spagnolo.

Da allora la tradizionale Processione del Venerdì Santo si è trasferita definitivamente nella Rua Formaggi.

Dall'itinerario del 21 Aprile 1962 (Sabato Santo) notiamo che si fecero i due itinerari visti precedentemente in forma congiunta.

Fino a questo periodo in tutte le processioni del Venerdì Santo si è fatto il famoso "Incontro" della Madonna col Cristo, prima che la processione rientrasse in chiesa, per ben due volte la bara dell'Addolorata veniva respinta dai Giudei con lance. Nel secondo tentativo il popolo, quasi infieriva contro quelli che rappresentavano i giudei talvolta lanciando anche qualche oggetto, infatti questi uomini venivano pagati, perché nessuno voleva farlo spontaneamente. Finalmente la terza volta si aprivano le lancie ed avveniva rincontro. Era un qualcosa di pietoso da vedere, ma tale rappresentazione è da circa venti anni vietata dalla Curia.

C'è chi la ricorda con nostalgia, c'è chi vorrebbe rivederla, magari a titolo di spettacolo.

Oggi noi Confrati continuiamo con fervore e devozione la nostra tradizione, indossando ancora il frak e gli smoking durante la nostra processione in un mandamento come quello di Palazzo Reale, così complesso e fatiscente ma tradizionalmente favorevole a questo tipo di culto esterno.

 
 
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